Magaldi, Movimento Roosevelt: la politica allo sbando corteggia Draghi

di Redazione #Politica twitter@gaiaitaliacom #Draghi

 

La politica italiana sta platealmente corteggiando Mario Draghi, in veste di ipotetico salvatore della patria, dopo il disastro nel quale Giuseppe Conte ha sprofondato il paese, abusando del lockdown, senza poi riuscire a risollevare l’economia con adeguati interventi per dare ristoro a famiglie e aziende».

Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt ed esponente italiano del circuito massonico progressista sovranazionale, vede avvicinarsi l’ora di Mario Draghi, crocevia decisivo per il destino dell’Italia: «Lo stesso Draghi – come peraltro richiestogli – sta ben attento a non cedere a nessun compromesso al ribasso: sarà spendibile solo per fare grandi cose, in grado di capovolgere la situazione». Ovvero: liberare l’Italia dalla doppia schiavitù della quale è prigioniera: il ricatto della paura, costruito da Conte col pretesto della pandemia, e la sudditanza rispetto a un’Ue che, «con i quattro baiocchi del Recovery Fund (neppure investiti in modo strategico, ma sprecati in maniera malamente assistenziale) ci costringerà a pagare il conto, salatissimo, dell’ennesimo “debito cattivo”». Lo ha spiegato al Meeting di Rimini «proprio quel Draghi che, a marzo, sul “Financial Times”, propose un ben diverso orizzonte: e cioè, fronteggiare la crisi planetaria innescata dal virus emettendo miliardi a fondo perduto, destinati a non trasformarsi affatto in debiti da ripagare».

Magaldi fotografa così i giorni convulsi che stiamo vivendo, in bilico tra catastrofe e rinascita: da una parte il “nuovo” Draghi, conquistato alla causa progressista dopo i lunghi trascorsi nella peggiore élite neoliberista, e dall’altra «un irriducibile nemico della democrazia sostanziale come Mario Monti, sfacciatamente promosso dall’Oms», che l’ha messo a capo delle politiche emergenziali per l’Europa. «La nomina di Monti è un’autentica vergogna, che denunceremo in ogni sede – tuona Magaldi – fino a quando il “fratello” Mario non avrà rassegnato le dimissioni: è uno scandalo che si affidi l’indirizzo europeo della sanità proprio al personaggio che operò i pesanti tagli che, la scorsa primavera, ci sono costati carissimi: hanno infatti reso il sistema sanitario italiano più debole e vulnerabile di fronte all’esplosione pandemica». Magaldi cita i versi di Fabrizio De Andrè: gli eventuali “buoni consigli” di Monti ricordano quelli di chi, per raggiunti limiti di età, «non può più dare il cattivo esempio». E a proposito di tagli, visto che in agenda c’è il referendum sulla riduzione dei parlamentari, Magaldi aggiunge: «Anziché il Parlamento, io piuttosto taglierei senatori a vita come Monti: quelli sì, sarebbero soldi ben risparmiati».

Autore del bestseller “Massoni”, uscito nel 2014 per Chiarelettere (un saggio che svela il ruolo occulto delle superlogge nella sovragestione mondiale della politica), Magaldi è anche il Gran Maestro del Grande Oriente Democratico, snodo massonico connesso alle filiere progressiste che nel 2016 appoggiarono, negli Usa, l’elezione di Donald Trump. «Insieme alla “sorella” Christine Lagarde, oggi presidente della Bce – dice Magaldi – lo stesso Mario Draghi ha compiuto una spettacolare conversione, abbandonando la massoneria “neoaristocratica”, grande artefice dell’ordoliberismo europeo fondato sull’austerity, per mettersi a disposizione del nostro progetto di rifondazione economica, politica, sociale e civile dell’Europa nel segno del vero europeismo, quello di Mazzini e Garibaldi, Victor Hugo e Altiero Spinelli». Non a caso, ancora prima di lasciare Francoforte – ricorda Magaldi – Draghi ha evocato persino il possibile ricorso alla Modern Money Theory, per poi assestarsi sulla linea keynesiana del suo antico maestro, il grande economista italiano Federico Caffè.

Da più parti, oggi riecheggia la citazione del New Deal rooseveltiano, citato anche negli Stati Uniti: si è messo in moto un vasto fronte internazionale – a cui ora appartiene anche Draghi, assicura Magaldi – che intende capovolgere il paradigma del rigore finanziario: «La globalizzazione fatta di solo mercato è fallita», afferma Magaldi: «Colpa della “privatizzazione del mondo” denunciata già negli anni ’90 dal sociologo svizzero Jean Ziegler: un fenomeno devastante, che penalizzando gli Stati e svuotando la democrazia ha smantellato il welfare e precarizzato il lavoro, cancellando ogni sicurezza per il futuro e peggiorando la vita di tutti». Le drammatiche difficoltà odierne dell’Italia di Conte, aggiunge il presidente del Movimento Roosevelt, sono soltanto l’ultimo anello di una catena nefasta, ben interpretata dal funereo governo Monti insediatosi nel 2011. La virtuale candidatura di Draghi (a Palazzo Chigi, o direttamente al Quirinale) avrebbe questo significato, per Magaldi: risollevare l’Italia cambiando le regole del gioco, e costringendo Bruxelles a dare vita, finalmente, a una vera Unione Europea, democraticamente legittimata e fondata sulla cooperazione tra i vari paesi.

Il grande ostacolo, aggiunge Magaldi, resta il partito “cinese” presente anche tra le quinte del governo italiano e nell’establishment nazionale, «ben rappresentato da personaggi come il massone reazionario Romano Prodi». L’ombra della Cina si allunga innanzitutto sull’Oms, largamente finanziata da Pechino, che ora ripropone il “fantasma” di Mario Monti come supervisore della sanità europea. «Si scrive Cina, ma si legge “massoneria reazionaria”, anche atlantica», avverte il presidente rooseveltiano, ricordando che fu il gruppo di Kissinger a sdoganare già negli anni ’70 il sub-continente maoista. Grazie a regole commerciali truccate, si volle fare del gigante asiatico una sorta di Frankenstein bifronte (benessere economico, ma privo di democrazia), come possibile modello per un Occidente senza più diritti: «Come quello che oggi qualcuno vorrebbe realizzare, speculando sulla paura del coronavirus secondo le direttive che l’Oms ha imposto al pianeta, attraverso una gestione opaca dell’emergenza sanitaria». In questo senso, aggiunge Magaldi, va letto anche il clamoroso intervento di Robert Kennedy Jr. a Berlino, che paragona l’attuale “tentazione totalitaria” allo storico totalitarismo (quello dell’Urss) denunciato nel 1961 da suo zio, John Kennedy, proprio di fronte al Muro di Berlino.

«Altro massone progressista, il figlio di Bob Kennedy potrebbe diventare una figura di riferimento, negli Usa, per una rigenerazione rooseveltiana della governance», dice ancora Magaldi, che non si nasconde le difficoltà dell’impresa: il “risveglio” in atto, leggibile da diversi segnali, a partire dalla presidenza Trump, ha di fronte l’intero assetto neoliberista del pianeta, che utilizza come arieti la Cina (e la stessa Ue) per imporre moduli non democratici. «Vero e proprio metapartito – ricorda Magaldi – il Movimento Roosevelt opera incessantemente per l’affermazione dei diritti e il ritorno alla democrazia sostanziale, anche con battaglie legali su scala nazionale: dall’assistenza giuridica gratuita, fornita agli italiani ingiustamente sanzionati durante il lockdown, alla causa tuttora in corso al Tar del Lazio contro il vaccino antinfluenzale che Zingaretti vorrebbe imporre ai laziali». Nel 2018, Magaldi chiese formalmente le dimissioni di Mattarella, dopo il rifiuto di concedere a Paolo Savona il dicastero dell’economia: «Una scelta imposta a livello europeo da massoni reazionari, decisi a sabotare il tentativo di discontinuità incarnato dall’allora governo gialloverde». Ora siamo di fronte a una sorta di secondo round, decisivo. E nel frattempo, la situazione è profondamente cambiata: «Da un lato domina la paura, e le condizioni degli italiani sono drasticamente peggiorate; dall’altro, è disponibile a scendere in campo dalla nostra parte un peso massimo come Draghi, che ha dimostrato di possedere il coraggio necessario ad affrontare un cambiamento di portata storica non solo per l’Italia, ma anche per l’Europa».

Così un comunicato stampa del Movimento roosevelt che pubblichiamo integralmente.

 

(3 settembre 2020)

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