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HomeCopertina ScandianoMeloni e la lunga distanza tra il dire e il fare

Meloni e la lunga distanza tra il dire e il fare

di Daniele Santi

L’unica cosa certa di questo lungo periodo ante-governo Meloni è che persino la lideressa è riuscita a rendere noto, senza volerlo nemmeno lei, ma costretta dalle circostanze, che il suo sarà il governo della distanza insondabile tra ciò che si dice e ciò che si può fare. La melonissima Meloni ha tra i piedi quel Salvini che pur di avere un ministero se ne inventa uno al giorno, ma di questo parliamo in un altro articolo.

Di questo governo non si sa nulla, e ancor meno si capisce. E la questione mi ricorda la caduta del governo Zapatero in Spagna nel 2010 – vivevo in quel paese dove esercitavo, in spagnolo, questo stesso mestiere, dunque so di cosa parlo – quando Mariano Rajoy segretario del PP dopo avere stravinto le elezioni rimase in silenzio assoluto per tre mesi, senza dare notizia di sé. Poi arrivò il governo che fu un disastro. Non è un augurio a Meloni, il suo disastro sta già scritto dentro quel 20% di elettorato che nel 2018 votò M5S, nel 2020 votò Salvini e oggi ha votato Meloni pronto a voltarle le spalle alla prima garbatella: è un fatto.

Ed è un fatto talmente sotto gli occhi di tutti, lapalissiano, oseremmo dire, che Meloni ha già dovuto iniziare con le strategie di distrazione di massa: prima s l’è presa con Draghi e con PNRR in ritardo (bugia), oggi se l’è presa con la Francia (perché queste destre un po’ cialtronesche mal sopportano le critiche, soprattutto quando sono giuste), e le sue colonnelle hanno già iniziato con il lancio di bombe a mano contro i diritti e le libertà individuali di coppie dello stesso sesso e donne. E’ la solita destra. Naturalmente c’è chi mi racconta, pensando di convincermi, di avere notizie certe sulle buonissime intenzioni di Meloni d’Italia che ha come unico problema il partito di intolleranti poco competenti che si è portata dietro. Quasi li avessimo scelti noi.

Così mentre lei annaspa o quasi, noi stiamo a guardare diventare abnormi i problemi che dovevano essere risolti ieri: caro energia che chiude le imprese e strangola famiglie e consumi prima di tutti gli altri.

 

(7 ottobre 2022)

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