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Espulso torna sul territorio dopo venti giorni. L’opinione è che i “bla bla bla” servano a poco

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Da mesi si dava da fare importunando passanti e commercianti con azioni che non erano solo di disturbo, ma spesso di vero e proprio vandalismo che rendevano la vita impossibile e chi voleva lavorare (e vivere) tranquillamente. Succedeva a Scandiano, gradevole luogo in cui vivere della provincia di Reggio Emilia dove veniva emesso il primo Daspo Urbano della sua lunga storia di civiltà e tolleranza, quella che accoglie senza riempirsi la bocca di vanità vuote.
Lo scorso 15 gennaio l’uomo veniva arrestato, trasferito in un Cpr in attesa di essere espulso dall’Italia, così come prevede la Legge. Non è passato nemmeno un mese e il Sindaco Matteo Nasciuti si trova costretto a lanciare una nota stampa in cui chiede al ministero dell’Interno, quel ministro Piantedosi per cui l’Italia è diventata una specie di territorio dove esplodono bombe ogni cento metri, perché quell’uomo non sia stato espulso.

Oggi ho saputo che quella stessa persona è tornata a farsi vedere in città, nonostante le rassicurazioni rispetto alla sua sicura espulsione dal territorio italiano. Non sappiamo cosa sia andato storto, sarà responsabilità delle forze dell’ordine chiarirlo. Mi limito a constatare che nemmeno davanti a una lista motivata e certificata di molestie, crimini, comportamenti degradanti e disturbi della quiete pubblica non si sia riusciti ad arginare questa situazione (….) vorremmo conoscere dal Ministero dell’Interno tutti i dettagli di questo processo d’espulsione fallito, perché credo che sia un caso su cui dover riflettere.

La chiarissima nota stampa del sindaco Nasciuti, che è tutto fuorché un pericoloso estremista, racconta senza dirlo quanta sia grande la distanza – tutto un globo terracqueo – tra la propaganda governativa su sicurezza e migranti e ciò che lo Stato mette effettivamente in campo per far rispettare le sue leggi, al di là dei messaggi da influencer di ministri e presidente del Consiglio che dicono una cosa in televisione e sembrano praticarne un’altra sui territori. Si immagina che sarà colpa della censura della sinistra se i documenti non arrivano sui tavoli preposti per le firme. Ma, battute a parte, la vicenda rende noto che tra quello che si dice e quello che si fa c’è sempre un’enorme distanza e a farne le spese sono quei cittadini, e quelle forze di governo locale che alle loro comunità e alla qualità della vita delle città che governano ci tengono sul serio.

Ed è solo a causa dell’inapplicabilità – voluta o casuale – delle Leggi che già esistono, che poi le cose vanno come non dovrebbero andare e nulla cambia.

E’ ciò che succede, in soldoni, quando si è così impegnati a legiferare su un paese che non c’è per renderlo uguale a quello che si ha in testa, che poi non rimane tempo per fare quello che serve sul serio. Il governo Meloni sembra essere tutto questo: agire su un’Italia che non esiste e ignorare ciò che sfugge al portato ideologico del progetto che si ha in testa che nella realtà dell’oggi non c’è, ma un passo alla volta ci sarà.

Commenta la notizia la rubrica La Politichina, su Gaiaitalia.com Reggio Emilia.

 

 

(12 febbraio 2026)

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