Ventisette indagati a Napoli per voto di scambio, cinque in pochi mesi in Calabria: una destra neosovranista tutta un’onestà

di Giancarlo Grassi #Napoli twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

Presunto voto di scambio nel 2016 e conseguenti 27 indagati a Napoli, cinque indagati per mafia in otto mesi in Calabria, insomma la politica della destra neosovranista (cambia la facciata, ma il neofascismo finto liberale è sempre lo stesso) dà soddisfazioni. Più alle Forze dell’Ordine che ai cittadini.
Ma non si è lì per governare, si vuole stare lì per il potere.

Così a Napoli si pizzicano due ex senatori di Forza Italia, uno dei due passato poi a Gal, l’attuale capogruppo forzista nel consiglio comunale di Napoli, anche commissario del partito per l’area metropolitana partenopea ed un consigliere regionale Fratelli d’Italia, mentre Giorgia Meloni grida all’onestà da ogni schermo. L’indagine riguarda le elezioni comunali del 2016.

Ventisette gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari (firmati dai pm Maurizio De Marco e Henry John Woodcock) ad altrettanti indagati: non solo politici ma anche affiliati alla camorra tra cui politici e presunti appartenenti alla camorra, nei confronti dei quali vengono ipotizzati, a vario titolo, i reati di voto di scambio e ricettazione aggravati dalla finalità mafiosa, come informa SkyTG24.

Posto che vige la presunzione di innocenza e che sarebbe di gran lunga preferibile non dover fare ironia sui proclami di onestà ed affidabilità di questa destra sempre più estrema e sempre più impresentabile, e che sempre meno guarda al governo occupandosi solo delle poltrone, le notizie parlano di “interi pacchetti di voti sarebbero stati venduti in cambio di denaro, anche decine di migliaia di euro: in cambio di preferenze per un candidato poi deceduto, sarebbero stati versati 9.500 euro. Infine, tra gli episodi documentati dalla Polizia Giudiziaria, sempre in cambio di preferenze per la tornata elettorale del 2016, figura la promessa, a un uomo, di un trasferimento a un incarico più agevole (per ferie e retribuzione) nella stessa società di pulizie di cui era già dipendente. Ditta, secondo gli inquirenti, riconducibile alla camorra…”.

Insomma un paese che, sempre di più, è tutto un’onestà [sic] e dove le poltrone e il malaffare sembrano regnare, dove milioni e milioni di cittadini onesti vengono schiacciati dai maneggi di una minoranza, consistente, ma minoranza, che distrugge il paese con la sua avidità.

 

(19 luglio 2020)

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