Quando l’ultra-destra voleva la totale chiusura dell’Italia, prima che Meloni e Salvini cambiassero idea ad uso elettorale

di Giovanna Di Rosa #Politica twitter@gaiaitaliacom #maisovranisti

 

Non stiamo parlando del 1600, ma del marzo 2020, quando il governo Conte aveva appena deciso il lock-down lasciando aperti alcuni esercizi ritenuti indispensabili e i trasporti pubblici: tuonava l’ultradestra di Meloni, Salvini e Tajani con contorno di Casapound, gridando che non andava bene niente e che si doveva chiudere tutto. Salvini scriveva su Facebook: “… ci vuole più coraggio” e poi rilasciava un’intervista a Radio24 ormai la radio di famiglia, dove si scagliava contro Conte.

“Ho letto il decreto tutta la notte, non basta: leggo che possono rimanere aperti ferramenta, lavanderie, profumerie e tabaccherie. C’e’ la metro a Milano affollata. Le cose o si fanno o non si fanno”, diceva il Grande Tribuno senza considerare che poco tempo prima il suo governatore Fontana aveva dichiarato all’AdnKronos (era il 25 febbraio) che il Covid-19 era “poco più pericoloso di un’influenza“.

Trovate difficile credere che sia lo stesso tribuno che pontifica contro la mascherina e la mancanza di libertà oggi? Se vi stupite non conoscete questa politica cialtronesca che rincorre il voto di domani e non il benessere del paese e dei cittadini nei prossimi vent’anni.

Anche Meloni non ci faceva mancare niente: “Il premier Conte è comparso in tv ad annunciare un provvedimento sensazionale con la ‘chiusura di tutte le attività’, tranne quelle essenziali e di produzione industriale: per questo ho fatto i complimenti al governo. Peccato che leggendo il decreto la verità è molto diversa”, scriveva l’AGI. Le numerose giravolte della Grande Urlatrice vi sono note, e non staremo a tediarvi ulteriormente.

Né Meloni né Salvini si prendevano la briga di informarci dove stessero le differenze tra il loro illuminato pensiero e i DPCM che oggi contestano a posteriori (ma il 12 marzo voleva no chiusure totali, potete immaginare cosa sarebbe successo se fossero stati al governo loro?), e mentre dalle loro bocche uscivano tutte le opposizioni possibili, poi le loro azioni andavano in altra direzione.  Come quando gridavano contro l’UE che non voleva dare soldi all’Italia e poi si alleavano con i partiti sovranisti anti-italiani che non volevano dare soldi all’Italia… Poi com’è andata a finire lo sapete.

Assistiamo quindi, e lo scriviamo per dovere di cronaca e non di opportunità, all’ennesima giravolta dei due partiti-cannibali che pensano soltanto a come rubarsi i voti l’un l’altro ai quali dell’Italia non importa nulla non avendo, in nessuno dei due casi, nessun programma politico di ampio respiro impedendo la loro struttura di partito del Capo qualsiasi tipo di confronto dialettico interno. La loro è la politica del consenso che dura 48 ore e che vive del like e del post che parla alle pance. Il resto è nulla.

 

(8 agosto 2020)

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