di Giovanna Di Rosa
Non scenderemo in particolari con osanna o celebrazioni di vario tipo. Cecilia Sala ci ha raccontato la verità, quella che ha potuto raccontare, con la sua emozione e con la sua eleganza. Con il suo imbarazzo e la sua educazione. Con il suo inchino al pubblico, proprio a me? E perché?, e un nuovo inchino; con le sue risposte che cercavano le parole giuste. Ci ha parlato di verità raccontando i suoi attacchi d’ansia (non si guarisce in fretta da quelle cose lì, provare per credere), con le sue preoccupazioni per chi nelle carceri iraniane c’è rimasta; ci ha reso partecipi dei suoi stratagemmi – suoi e della sua compagna di cella – per poter individuare più o meno precisamente a quale ora del giorno si trovava. Ci ha detto che le hanno dato Kafka sulla Spiaggia (leggetelo, se non lo avete fatto, e capirete la crudeltà del regime anche nei gesti altruistici). Ha parlato di lei raccontando delle sue telefonate in codice con il compagno.
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Ci ha regalato la sua professionalità attraverso un racconto preciso, lucido, certamente straordinariamente doloroso, di una vicenda umana che è riassunta nel finale dell’intervista quando dice “Non tornerò più in Iran. Non con questo regime”.
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(19 gennaio 2025)
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