E ora ci tocca anche di vedere Bossi che si preoccupa per il Meridione…

di G.G. #Lopinione twitter@gaiaitaliacom #NotizieSud

 

Centomila euro di stipendio l’anno valgono bene una messa. Anzi, una balla. L’ennesima della lunga e devastante – per l’Italia e per lui – carriera di Umberto Bossi che sordo a ciò che la vita gli sta suggerendo attraverso messaggi assai chiari, continua imperterrito nella sua inspiegabile rotta di collisione col mondo. Lui, fondatore della Lega Nord che odiava il Sud, il Bossi anti-Stato la cui moglie siciliana è andata in pensione a 39 anni grazie allo Stato, i cui pargoli hanno preso lauree all’estero o se ne sono andati al momento di pagare un conto – una deliziosa famiglia italiana, diciamo – che ora si è scoperto salvatore del Meridione.

Quel Meridione contro il quale ha scaraventato tonnellate dei suoi escrementi verbali, offendendo i suoi abitanti per decenni prima che la mai troppo compassionevole Natura gli togliesse la voce, ora diventa il locutore roco, la cui semi-afonia costringe all’attenzione come se non dicesse porcate ed ha la faccia tosta di invitare ad “aiutare il Sud altrimenti straripano come l’Africa”, una delle espressioni più volgarmente razziste che ci sia capitato di ascoltare, nel giorno in cui la Lega di Bossi scompare (ma il peggio non scompare mai) e nasce la Lega di Salvini (visto che avevamo ragione?).

Non resta che una scelta, al Sud. Non ascoltare Bossi. E nemmeno Salvini. Perché nascono dallo stesso odio contro il Meridione che ora abilmente dirottano contro i migranti perché la guerra tra poveri è ciò che vogliono per dominare meglio il territorio che nulla aveva, nulla ha avuto, poco ha e ancor meno avrà. E Bossi, condannato dallo Stato e stipendiato dallo Stato con la sua comoda poltroncina in Senato, prende per il culo l’Italia una volta di più tra condanne, pensioni a 39 anni, figliolo laureato in Albania e figliolo che mangia in un ristorante e poi scappa senza pagare il conto.

Senza parlare degli ormai famosissimi 49 milioni di euro spariti, di diamanti in Tanzania, di banche chiuse, di quotidiani chiusi e radio di propaganda pure… E’ sempre storia di Bossi (e Salvini era già lì)…

 

 

(23 dicembre 2019)

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