Chiama “ribaltone” – e la stampa irresponsabile lo segue – la situazione politica creatasi dopo che lui ha fatto saltare il governo

di Giancarlo Grassi #Politica twitter@gaiaitaliacom #maiconsalvini

 

Salvini è indagato per il caso Diciotti e dà di matto. Minaccia. “Mi prendo l’Italia quando voglio!”. Sic transit gloria mundi, egregio. E, con una stampa irresponsabile che lo spalleggia sull’uso del termine che piace tanto al popolino, grida al “ribaltone”, incolpa l’Europa, inveisce contro i 5Stelle ed il governo dei comunisti – sono i leghisti ad essere ex comunisti, studiacchiatevi la storia di Umberto Bossi e Roberto Maroni. per dirne un paio.

Nasconde, e la stampa irresponsabile lo segue, che il Governo del pentaleghismo della distruzione d’Italia lo ha fatto cadere lui con una mozione di sfiducia ritirata dopo le dimissioni di Conte. Chiama ribaltone, e la stampa irresponsabile lo segue, una situazione politica che lascia l’Italia nella più totale incertezza che è stata creata da Salvini stesso convinto di poter fare ciò che voleva ed arrivare al 40% ed oltre alle elezioni che immaginava dietro l’angolo.

Lui, insieme alla sua sodale d’ambizione cieca Giorgia Meloni, spacciano per nuovi loro stessi e sparlano degli altri tacciandoli di poltronismo quando stanno in parlamento rispettivamente dal 2004 e dal 2006. Giorgia Meloni fu ministro nel 2008. Della Gioventù. Come il Fronte. Nemmeno lì fece granché. Precedentemente era stata vicepresidente della Camera. Dal 2006. E’ in politica con cariche pubbliche dal 1998 quando fu eletta alla provincia di Roma. Sarebbe il nuovo.

Matteo Salvini fu tra i fondatori della corrente politica leghista – in seno a quella pericolosa buffonata chiamata Parlamento padano – dei Comunisti Padani di cui fu anche capolista, conquistando 5 dei 210 seggi disponibili (fonte: Wikipedia), è quello che nel 1993 si rifiutò di stringere la mano a Carlo Azeglio Ciampi. Grida in politica dal 1993, si è iscritto alla Lega nel 1990 e dal 2004 siede su una poltrona del parlamento europeo o italiano, alternativamente.
Chiama gli altri poltronisti. Sarebbe il nuovo.

Ora il nuovo slogan è che gli Italiani non hanno votato un eventuale governo M5S/PD, come del resto non avevano votato il governo M5S/Lega, frutto di una legge elettorale nata morta che rende impossibile governare se non in coalizione che anche la Lega ha votato, insieme al PD e a troppe altre forze politiche, approvata – perché quel che va detto va detto – senza i voti del M5S che hanno sempre considerato la Legge un aborto elettorale. Avevano ragione quando lo dicevano prima della sua approvazione, ed hanno ragione adesso.

Eccoci quindi al nuovo Salvini da opposizione, sempre più furioso, che chiama gli italiani alla rivolta senza chiamare gli Italiani alla rivolta, con la sua Lega che senza la poderosa macchina dell’odio che dagli uffici salviniani si abbatteva giornalmente sui social, vede calare quotidianamente i suoi consensi.

Mai come oggi, mai come in questo momento, bisogna tenere gli occhi aperti e preparare un voto sensato alle prossime elezioni. Mai come in questo momento bisogna incolpare una stampa irresponsabile che fa proprio termini sbagliati nel momento e nel modo sbagliato.

C’è bisogno di gente nuova in questo paese. Nuova sul serio. E responsabile.

 

(27 agosto 2019)

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