Nemmeno l’ordinario sanno governare, figurarsi lo straordinario trasformato in inderogabile e guai a chi sgarra con i soliti diktat di regoline e regolette che tanto, poi, verranno puntualmente disattese alla vigilia della scadenza con norme che vanno nella direzione contrario. Anche con le carte d’identità elettroniche obbligatorie è andata così, e non poteva essere altrimenti. Impegnato in cose serissime come la riforma elettorale che serve solo a Meloni e forse nemmeno a lei, ecco il decretucolo che proroga la validità delle cartacee oltre il termine del 3 agosto 2026 inizialmente fissato per il definitivo passaggio alla Carta d’identità elettronica (Cie). La misura per alleggerire la pressione sugli uffici anagrafici comunali, alle prese in molte città con ritardi e difficoltà operative nel rilascio dei nuovi documenti digitali. Ci si chiede come mai (questo scrivente ha la CIE dal 2018, ottenuta in pochissimo tempo e senza sforzo. Avrò avuto culo?).
Naturalmente non poteva mancare il busillis, perché il diavolo si manifesta nei dettagli: non è stato reso noto se la proroga consentirà anche di utilizzare la carta cartacea per l’espatrio. tanto che il Partito Democratico ha chiesto chiarimenti immediati (impegni inderogabili permettendo) all’esecutivo che non esegue ma rimanda, chiedendo che circolando “informazioni contrastanti sulla sorte delle carte d’identità cartacee” il Governo “dovrebbe specificare con urgenza gli effettivi ambiti di applicazione della proroga, soprattutto alla luce del fatto che la normativa europea prevede dal 3 agosto 2026 il superamento delle carte cartacee come documenti di viaggio”, come dichiarato da Toni Ricciardi, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera.
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Per ora l’unica certezza, a parte le ormai note incapacità governative di organizzare persino le cose più semplici, riguarda chi possiede ancora un documento cartaceo che potrà continuare a utilizzarlo senza dover procedere immediatamente alla sostituzione.
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(18 giugno 2026)
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